
La Merla e l’Artemisia
Ho imparato sui testi, e per esperienza, che è molto difficile riuscire a salvare selvatici feriti, soprattutto se cuccioli. Per lo più lasciarli dove sono è la scelta che da loro più possibilità di sopravvivenza, fidati, anche se sono piccoli pulli evidentemente caduti dal nido, ti assicuro che raccoglierli diventa spesso una condanna, anche se lo facciamo con le migiori intenzioni. Non siamo onnipotenti verso la Natura, anche se spesso ci atteggiamo come fossimo tali, dobbiamo conoscere benissimo gli animali che soccorriamo per sperare di salvarli, o affidarli a chi se ne sa prendere cura, ma non sempre è possibile, in quei casi fare un passo indietro consente ai genitori dei cuccioli di farsi avanti.

Io in tanti tentativi da crocerossina ho avuto successo solo una volta, era apparentemente un pullo di Quaglia, portato in casa dal gatto ma non ferito. L’ho nutrito a suon di becchime e Popillia japonica che ‘raccoglievo’ in gran quantità dal glicine. ( è una specie di coleottero invasiva e devastante, non mi sono sentita in colpa nel dare un aiutino agli ingranaggi della catena alimentare).
Poi io pullo s’è rivelato essere un pollo, era infatti una gallinella particolare molto piccola e con piume decorate, che è tornata dai suoi simili insegnandomi che ce l’aveva fatta perché era una specie addomesticata di cui ormai l’intevento umano aveva molto condizionato le fasi di vita. Io mio bilancio di salvataggio selvatici è tornato quindi a zero.

Con gli adulti è un po’ diverso, tolto l’intervento di noi sapiens, difficilmente qualche loro simile se ne prenderebbe cura, così forse siamo davvero la loro unica speranza.
E arriviamo quindi alla nostra Merla, era sera e uscivamo dalla rampa di un parcheggio, e proprio in mezzo eccola immobile a guardarci. Il tempo di guadagnare l’uscita e ho sentito un coro chiedermi ‘lo salviamo?’. Ho spiegato ai bambini che no, la cosa migliore era lasciarla li, ma era proprio in mezzo al passaggio e ci si è messo anche il padre, così sono scesa, ho avvolto la merla in uno straccio e l’ho adagiata a bordo rampa, vicino a delle aiuole. Come l’ho lasciata e zampettata via tornando al centro della rampa.
Ok, non poteva volare.
Ho ritentato l’operazione di spostamento e la scena s’è ripetuta identica. Così rimangiandomi l’intenzione di non-soccorrere-mai-più volatili, l’ho avvolta meglio nel canovaccio e sono risalita in macchina.
Una volta a casa l’ho adagiata in un posto non accessibile ai gatti, fornita di becchime e acqua e l’ho lasciata tranquilla.
Il mattino dopo l’ho tentata con dei freschissimi porcellini di terra sperando che il cibo vivo la tenesse attiva, ma ha appoggiato la testa sulla spalla disinteressata. Poco dopo era a gambe all’aria morta stecchita.

Dovevo perseguire il mio proposito di non soccorso, ho pensato, ora che faccio?
Poi mi sono ricordata che ora ho un giardino e ho subito cercato un posto per rendere la Merla alla Natura.
Ho scavato una buchetta e adagiato la Merla, ma mi pareva così sola, e li vicino c’erano queste foglie di Artemisia così belle, col lieve profumo di incenso che mi pareva adatto all’occasione, così ne ho adagiata una sul petto della Merla, e poi un’altra, e ancora fino a creare un degno corredo funebre. L’ho congedata pronunciando ‘Oel ngati kameie’, il saluto dei Na’vi, il popolo indigeno di Pandora in Avatar.
L’immagine della Merla col suo manto di Artemisia mi è rimasta in mente a lungo, così mi sono chiesta se avessi scelto la pianta giusta, le piante già col loro nome dicono molto di sé, ma io sto cercando di scoprirle un poco alla volta e per esperienza diretta più che sui libri, così quando poi studio sui testi unisco i puntini…

Pensa che per ricordarne il nome ad Artemisia Gentileschi, ma la pianta si chiama così in onore di un’altra donna, anzi una Dea, Artemide.
Linneo ha scelto questo nome perché la leggenda narra che i poteri di questa erbacea siano stati scoperti dalla Dea-madre in persona, e guarda caso è colei che veglia sulla vita e sulla morte, cacciando spiriti maligni e avversità.
Quindi si, penso di aver scelto bene, forse mi ha proprio chiamata.
L’aspetto magico però è solo la veste scenografica del principio scientifico, e i due possono convivere benissimo, anzi possono rafforzarsi, perché abbiamo bisogno di comprendere la Natura ma anche di codificarne simboli e narrare storie per nutrire lo spirito.
L’Artemisia è antinfiammatoria e digestiva, con la specie absinthium si ottiene l’Assenzio, così è una panacea per tantissimi malanni, ora me la studierò per bene perché prima di assumerla in qualsiasi forma, qualsiasi pianta, va conosciuta, se tu sai qualcosa su di lei raccontamelo e mi farai felice.
Al fine non sono riuscita a salvare la Merla ma le ho dato il saluto migliore e ho preso confidenza con una spontanea in più.

Il 30 giugno è uscito in tutte le librerie’ESCO. Erbe Spontanee, Commestibili e Officinali’di SilviaMaria Nepote Fus,C’è anche un pezzettino di me perché ho avuto il piacere di illustrare le tavole botaniche delle piante che descrive, ti fornisce anche i rudimenti per il riconoscimento in campo e credo sia uno strumento perfetto per chi si vuole avvicinare alle spontanee con curiosità ma prudenza.

